Molte migliaia di anni fa… l’uomo diventava agricoltore e raccoglieva i chicchi di grano: quando ne aveva bisogno pestava questi chicchi e se ne nutriva… Scoprì anche che poteva impastare quel grano macinato il più finemente possibile con acqua, lavorarlo a forma di disco e arrostirlo su pietre roventi.
Il grande passo successivo fu quando venne scoperto il principio della lievitazione e fu inventato il primo forno. Questo avvenne circa seimila anni fa, in Egitto. C’era stato chi aveva notato che l’impasto veniva a volte invaso da forze misteriose le quali lo facevano gonfiare e poi guastare. Impararono, dunque, a utilizzare quella pasta, a cuocerla e a conservarne qualche pezzetto per trasmettere ad altra pasta la stessa forza di crescere.
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Gli egiziani inventarono il forno che era a forma di cono. Il fuoco si metteva dentro, fuori si appiccicavano letteralmente i panetti: quando cadevano erano cotti da una parte e venivano riappiccicati dall’altra per completarne la cottura. Solo in un secondo tempo venne l’idea di dividere in due il forno per mettere sotto il fuoco e sopra cuocere le schiacciate lievitate.
Torniamo a tempi più recenti, intorno al 1600, quando nasce dall’innegabile ingegno culinario meridionale il bisogno di rendere più appetibile e saporita la tradizionale schiacciata di pane. Siamo solo agli inizi, si trattava di pasta per pane cotta in forni a legna, condita con aglio, strutto e sale grosso, oppure, nella versione più ricca, con caciocavallo e basilico. Ben presto l’olio si sostituì allo strutto ma l’avvento della pizza moderna avviene con l’importazione del pomodoro dopo la scoperta dell’America.
Incomincia così l’era della pizza moderna: a Napoli e anche in America. Infatti proprio verso la fine dell’ottocento la pizza col pomodoro e mozzarella arriva fino in America grazie agli Italiani che emigrano a New York e viene fatta esattamente come nel capoluogo partenopeo.
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Dobbiamo arrivare al 1830 per avere notizie certe dell’esistenza di una pizzeria vera e propria (fino ad allora i “pizzaiuoli” avevano solo dei banchi all’aperto) che viene considerata la prima nata a Napoli, detta Port’Alba, perché si trovava a fianco dell’arco che da piazza Dante immetteva in via Costantinopoli.
Era una pizzeria con il forno rivestito di mattoni refrattari e il fuoco alimentato a legna.Dopo che i pizzaioli napoletani avevano diffuso svariate qualità di pizza tra la popolazione, si ha la sua approvazione ufficiale nel 1889, in occasione della visita a Napoli degli allora sovrani d’Italia Re Umberto I e la Regina Margherita.
La storia ci racconta che la regina era incuriosita dalla pizza che non aveva mai mangiato e di cui forse aveva sentito parlare da qualche scrittore o artista ammesso a corte. Non potendo andare lei in pizzeria, la pizzeria andò da lei; fu chiamato a palazzo il più rinomato pizzaiolo del tempo, don Raffaele Esposito, titolare della rinomata pizzeria Pietro il Pizzaiolo, che si trovava alla salita Sant’Anna, a pochi passi da via Chiaia. Don Raffaele venne, vide e vinse, utilizzando i forni delle cucine reali, assistito dalla moglie donna Rosa, che era poi la vera maestra di pizze, la vera autrice di quelle classiche che furono presentate ai sovrani:
| a pizza Mastunicola (strutto, formaggio e basilico) | |
| la pizza alla Marinara (pomodoro, aglio, olio e origano) | |
| la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, olio, mozzarella e basilico) cioè con i colori della bandiera italiana, che entusiasmò in particolare la regina Margherita, e non solo per motivi patriottici. |
Don Raffaele, da bravo uomo di pubbliche relazioni, colse al volo l’occasione e chiamò questa pizza “alla Margherita”, il giorno dopo la mise in lista al suo locale ed ebbe, come si può immaginare, innumerevoli richieste….